Sona e Lugagnano, alla scuola unificata arriva Giovanni Petterlini: la sfida della stabilità

Articolo tratto da "Il Baco da Seta"

La nuova scuola di Sona e Lugagnano ha appena cominciato a riconoscersi come un unico organismo e già si prepara a cambiare guida. Questa volta, però, il passaggio potrebbe avere un significato diverso: non un’altra soluzione provvisoria, ma l’inizio di una stagione finalmente più stabile.

Dal 1° settembre il nuovo dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Sona sarà Giovanni Petterlini, proveniente dall’Istituto Comprensivo di Sant’Ambrogio di Valpolicella. La nomina compare negli esiti pubblicati il 14 luglio dall’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, relativi all’attribuzione degli incarichi dirigenziali con decorrenza dal prossimo anno scolastico.

Petterlini prenderà il posto di Michele Bragantini, che lascerà Sona per assumere la guida dell’Istituto professionale “Giovanni Giorgi” di Verona. Per Bragantini si chiude così un incarico durato un solo anno, vissuto nella forma della reggenza mentre continuava a dirigere anche l’Istituto Comprensivo di Bussolengo.

Un anno soltanto, ma certamente non un anno qualsiasi. Quando Bragantini arrivò a Sona, il 1° settembre 2025, trovò infatti una scuola appena nata sulla carta e ancora tutta da costruire nella vita quotidiana. L’unificazione degli istituti comprensivi di Sona e Lugagnano aveva riunito sotto un’unica direzione oltre 1.400 alunni, numerosi plessi, due segreterie, due storie scolastiche e soprattutto due comunità abituate fino a quel momento a percorsi distinti.

La fusione era già un passaggio complesso. A renderlo ancora più accidentato era stata, nell’estate del 2025, la partenza della dirigente Sabrina Di Lauro, inizialmente indicata per guidare il nuovo istituto unico e poi trasferita in Campania a pochi giorni dall’apertura delle scuole. Il comprensivo si era ritrovato senza dirigente proprio mentre bisognava coordinare organici, incarichi, registri elettronici, progetti educativi e rapporti tra plessi che fino a poche settimane prima appartenevano a due istituzioni differenti.

In quei giorni la preoccupazione era entrata nelle case e nelle riunioni scolastiche. I consigli dei due istituti, i comitati genitori e il Comune avevano avviato un confronto serrato, chiedendo garanzie sulla continuità organizzativa, sulla presenza di figure di riferimento sia a Sona sia a Lugagnano e sulla sicurezza di un avvio d’anno già carico di incognite.

La nomina di Bragantini come reggente aveva permesso di superare l’emergenza. Il dirigente aveva assunto il compito delicato di far dialogare le due anime della scuola, evitando che l’unificazione restasse soltanto una somma burocratica di plessi, classi e numeri.

Nei primi mesi aveva trovato, come raccontò Bragantini in una intervista al Baco, docenti disponibili a collaborare e a mettere in comune esperienze e progetti. Il piano delle attività aveva mantenuto le iniziative storiche dei due precedenti comprensivi, mentre la segreteria unificata e la rete dei collaboratori avevano cominciato a dare una struttura concreta al nuovo istituto. La sfida dichiarata era trasformare in “uno” ciò che fino a quel momento era stato “due”, senza cancellare le identità di Sona e Lugagnano e senza permettere che una prevalesse sull’altra.

Bragantini non aveva mai nascosto, però, il limite temporale del proprio incarico. La sua era una reggenza annuale e dal principio era chiaro che, conclusa questa fase di accompagnamento, la scuola sarebbe stata affidata a un dirigente titolare.

Quel momento è arrivato. Con Giovanni Petterlini si apre adesso un altro tratto di strada. Il nuovo dirigente non riceve due istituti da fondere, ma una realtà che ha già attraversato il primo anno di unificazione e che deve trasformare il lavoro avviato in una struttura solida, riconoscibile e capace di guardare avanti.

È qui che la parola stabilità assume un peso concreto. Significa poter programmare l’offerta formativa senza vivere ogni estate nell’attesa di sapere chi guiderà l’istituto. Significa costruire rapporti continuativi con gli insegnanti, con il personale, con il Comune e con le famiglie. Significa seguire nel tempo i problemi degli edifici, l’organizzazione dei plessi, l’utilizzo delle risorse e la nascita di una vera identità comune.

Negli ultimi anni il continuo passaggio di dirigenti e reggenti ha lasciato una sensazione di precarietà che non riguarda soltanto i vertici amministrativi. Ogni cambio obbliga una scuola a ricominciare almeno in parte: nuove relazioni da costruire, priorità da spiegare, meccanismi interni da conoscere, fiducia da conquistare.

Per questo l’arrivo di Petterlini porta con sé un’attesa che va oltre il semplice avvicendamento professionale. A sperare in un periodo finalmente più lineare sono soprattutto gli insegnanti, chiamati ogni giorno a tenere insieme didattica e organizzazione, i comitati genitori, che hanno seguito da vicino tutte le fasi dell’unificazione, e le famiglie, che nell’ultimo anno hanno vissuto prima l’incertezza, poi la reggenza e ora un nuovo passaggio di consegne.

La scuola unica di Sona e Lugagnano ha superato il suo primo anno senza perdere i progetti e senza spezzare il legame con i territori. Ma la fase dell’emergenza deve adesso lasciare spazio a quella della costruzione. Servono tempo, presenza e una direzione capace di programmare non soltanto il prossimo settembre, ma gli anni che verranno.

A Giovanni Petterlini toccherà raccogliere il lavoro svolto da Michele Bragantini e portarlo oltre, dentro una scuola grande e articolata che ha bisogno di sentirsi davvero una sola comunità senza smettere di riconoscere le proprie differenze.

Dopo anni di cambiamenti, fusioni e incarichi provvisori, tra le aule di Sona e Lugagnano la speranza è semplice e tutt’altro che banale: poter finalmente alzare lo sguardo dalle urgenze quotidiane e cominciare a progettare il futuro.